FESTE E TRADIZIONI

 La religiosità e le particolari pratiche devozionali della comunità aliese sono intimamente collegate alle origini storiche e allo sviluppo sociale e democratico del paese. Feste e tradizioni sono accompagnate da usanze che danno una versione popolare della profondità della fede. Andiamo dunque attraverso le ricorrenze e le tradizioni della gente di Alia.

Il 2 luglio Alia festeggia con la processione più solenne la sua Santa patrona:  Maria Santissima di tutte le Grazie, alla  quale è dedicato il santuario omonimo. Il culto si allarga a celebrarlo sotto vari aspetti gli altari ad essa dedicati nelle quattro chiese locali stanno a dimostrarlo che sono a prova di un'antica fede che continua coerentemente sino ai nostri giorni. La statua è, indubbiamente, tra le più belle e le più suggestive di quelli esistenti. Il soggetto per la sua specifica singolarità, dovette essere di certo a richiesta. Esso, infatti, “ripropone la Madonna in un aspetto particolare, non tanto comune nella scultura religiosa d’orientamento cattolico e, cioè, nell’atto di offrire il seno scoperto per allattare il Bambino Gesù. Questo, dopo il concepimento e il parto, è il gesto di più alta umanità nel rapporto tra la madre e il figlio e, attribuito alla Madre di Dio, acquista un enorme valore simbolico”. E’ una delle poche processioni in cui la gente sfila recitando il rosario o cantando inni mariani.

Un'altra vivissima tradizione che si celebra il 19 marzo è la "Tavulata de virgineddi"che si allestiva da parte dei benestanti in occasione della festività del Patriarca San Giuseppe allo scopo di consentire ai fanciulli poveri di mangiare a sazietà almeno una volta all'anno.

Vanno inoltre notate le tradizioni e belle usanze della mistica settimana santa. Nella domenica delle palme è una folla di ragazzi con rami verdi d’ulivo o d’alloro, i quali aspettano la benedizione che attira la generale curiosità. Il giovedì santo, di giorno, come in tanti altri comuni dell’isola, da tempo immemorabile a spese delle varie con fraterne religiose, i fa la Cena in chiesa, con gran concorso del popolo, il quale si reca per la benedizione dei panetti d’occasione “panuzzi di cena”, con arancie, vino ed altro, e poi si mandano in dono ai parenti o agli amici anche lontani. La notte del giovedì santo, finite le prediche nelle varie chiese è commovente la visita ai sepolcri e al calvario. Nel cuore della veder centinaia di persone andare ordinate coi ceri accesi e a testa scoperta e cantando, alternandosi, il “risponde mihi” è tale spettacolo che impone rispetto anche ai miscredenti.

Non meno festeggiata è quella delL'8 settembre, giorno della natività della Vergine  solennemente celebrata con sacre funzioni e con regolare processione del simulacro che si conserva nell'oratorio della Confraternità di Santa Maria delle Grazie, attiguo alla Matrice. E' il giorno della natività della vergine, pur avendo abbandonato sin dalla prima metà del secolo XIX secolo il tono di festa patrimoniale, continua ad essere solennemente celebrata  con sacre funzioni e con regolare processione del simulacro che si conserva nell’oratorio della Con fraterna di Santa Maria di tutte le Grazie, attiguo alla Matrice. La statua, anche se di fattura diversa e, forse, più antica, è molto simile a quella esposta sull’altare maggiore della Matrice. E’ chiamata comunemente “la Madonna di lu ‘ratorio”, appunto “Madonna dell’oratorio”, tanto che i confrati ne sono i custodi e la stessa festa è organizzata da loro.

Sempre in settembre, nei giorni 20 e 21, si festeggia la Madonna Addolorata, venerata con altare e statua nella chiesa di Sant’Anna. E’ anche la patrona della con fraterna denominata, appunto, “Maria Santissima dei sette dolori”. Da qualche anno a questa parte i festeggiamenti esterni, e non le sacre funzioni, sono caduti di tono a vantaggio di quelli in onore della “Madre Sant’Anna”, che localmente ricorrono non più il 26 luglio, ma subito dopo ferragosto, periodo in cui ad Alia si registra un massiccio rientro di aliesi residenti all’estero.

Collegate alle esigenze del passato erano certamente le famose vampe, che per tradizione si fanno   nella notte più bella dell'anno il nostro paese onora il bambino Gesù con la "Vampa ", un gigantesco falò; era questa l'unica occasione in cui i pastorelli si spostavano dalle loro campagne e facevano a gare per trasportare i fasci di legna per creare questa  gigantesca "Vampa di Natale" alta circa 15-20m. Consumate durante le mattinate della tredicesima di Santa Lucia e nella notte di Natale. I giovani facevano a gara per portare fasci di legna sul sagrato della Madre Chiesa e allestivano gigantesche cataste. Le fiamme si innalzavano sino a superare l’altezza delle case circostanti. Un fuoco ad alto rischio, che avrebbe potuto provocare incendi nelle abitazioni. Ma, per fortuna, non accade mai niente. Ufficialmente erano vampe devozionali, ma, in effetti, servivano anche a illuminare la piazzetta della Matrice e, soprattutto a dare un pizzico di tepore ai fedeli che si recavano in chiesa, all’uscita dalla quale erano soliti disporsi a cerchio attorno alle fiamme per riscaldarsi.